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“Una macchina apocalittica”, ha definito così il nuovo drone sottomarino nucleare russo l’ex consigliere del Dipartimento di Stato americano Christian Wheaton.

I test del Poseidon, un micidiale drone sottomarino nucleare, sono iniziati in Russia quattro giorni fa. Secondo una fonte dei media russi, essi si stanno svolgendo in un’area marina totalmente protetta da qualsiasi interferenza esterna. Per il trasporto del drone si utilizza uno dei sottomarini nucleari della marina russa.

Lo sviluppo della nuova arma è stato inserito nel programma statale sugli armamenti dei prossimi nove anni, e si stima che la marina militare russa possa ricevere in dotazione il drone verso la fine del 2027.

Il potenziale bellico della nuova arma russa, capace di distruggere le principali città costiere americane scatenando un gigantesco tsunami radioattiva, sta seriamente preoccupando l’intero Occidente.

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Il robot volante dovrebbe essere dotato di braccia reclinabili e di una struttura componibile. Nel corso del 2018, l’azienda sudcoreana ha depositato altri quattro brevetti simili

Nel corso del 2018 la popolarità dei droni è cresciuta a dismisura e varie compagnie hanno sperimentato vari utilizzi dei robot volanti, dalle consegne a domicilio al trasporto dei vaccini. Numerose aziende specializzate in elettronica hanno fatto il loro debutto in questo nuovo mercato, ma mancano ancora alcuni grandi nomi all’appello, tra cui quello di Samsung. Per il momento il colosso sudcoreano non ha lanciato sul mercato un drone che porta la sua firma, tuttavia sembra che la situazione sia destinata a cambiare nei prossimi mesi. Il sito Gizmochina, specializzato in tecnologia, ha scoperto un brevetto depositato da Samsung presso lo United States Patents and Trademark Office. Il documento è dedicato al progetto di un nuovo robot volante in grado di trasformarsi, una caratteristica che lo differenzierebbe dagli altri prodotti presenti sul mercato. È dunque possibile che Samsung si stia preparando a lanciare il guanto di sfida a DJI, l’azienda leader nel settore dei droni.

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EOS ed Etihad Airways Engineering annunciano la nascita di una partnership strategica che a livello locale amplierà significativamente le capacità per la stampa 3D industriale nel settore dell’aviazione.

La partnership, annunciata lo scorso fine settimana in occasione del Gran Premio di Formula 1 Etihad Airways di Abu Dhabi, consentirà a Etihad Airways Engineering di produrre componenti per velivoli presso la propria struttura di Abu Dhabi. Gli spettatori della gara hanno potuto osservare un alettone anteriore di una vettura di Formula 1 stampato in 3D e parlare con specialisti della stampa 3D.

La fase iniziale di questa collaborazione, che prevede l’utilizzo della tecnologia EOS con un sistema EOS per l’Additive Manufacturing (AM), comprenderà la qualificazione di macchinari, processi e materiali in conformità ai requisiti normativi del settore aeronautico.

In seguito a un processo di selezione strutturato, alcuni componenti per l’interno della cabina saranno prodotti tramite il processo AM, che offre un notevole valore aggiunto in termini di ottimizzazione delle riparazioni, leggerezza della struttura, riduzione del lead time e opzioni di personalizzazione, in particolare durante le modifiche degli aeromobili. (altro…)

Record mondiale di sollevamento pesi per il drone della Forvola, società di Govone, in provincia di Cuneo, nata per iniziativa di Piercarlo Ponchione e Gregory Alessio. Il record è stato battuto il 23 novembre in occasione del Tech Day di Ftp, la divisione motori di Cnh, a Torino. Le 16 eliche del multirotore di Forvola hanno sollevato un cassone del peso di 101 chili battendo il precedente record che era di 61.

Tutto sotto lo sguardo attento dei commissari del Guinness world record che ora certificheranno il primato. Cnh

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da: www.lastampa.it

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Ottenere un oggetto da un altro passando attraverso la stampa 3D diventa possibile grazie a Refabricator, un nuovo dispositivo messo a disposizione degli astronauti

Stampare in 3D con gli scarti degli oggetti già utilizzati, in modo da ridurre al minimo i consumi e potersi costruire in tempo reale e su misura quello che ci serve. C’è un luogo dove questo rappresenta una vera svolta nella qualità della vita, anche se non si trova sulla Terra. Parliamo della Stazione spaziale internazionale, la casa orbitante degli astronauti, che vola più o meno a 400 chilometri sopra le nostre teste. (altro…)

Un progetto portato avanti da quattro studenti di Eit Digital, Giorgio Bertagnolli, Sofia Chimirri, Andrea Ferlini e Marco Zugliani, e due studentesse di Economia e management dell’Università di Trento, Nicoletta Morra e Egle Andreina Rochira.

TRENTOUn drone come spaventapasseri. Questa l’idea lanciata da un gruppo di ingegneri dell’Università Trento, un progetto presentato negli Stati Uniti capace di conquistare il challenge della Virginia Tech.

Drone, una parola che suscita curiosità a prescindere, per l’attualità di questo robot. E che spesso viene usato proprio per curiosare in ambiti tra i più disparati e per scopi altrettanto enigmatici. Aeromobile a pilotaggio remoto, la giusta definizione, sfruttato inizialmente per scopi militari, poi usato come sofisticato giocattolo, e successivamente come supporto a riprese foto o video/cinematografiche, di svago, avventura, di eventi sportivi. (altro…)

L’equipaggio ha corso un grave rischio. Il velivolo si trovava ad alta quota, poi si è allontanato ed è sparito. Presentata una denuncia all’Enac.

EI. Un elicottero dei vigili del fuoco della Provincia di Trento ha rischiato la collisione con un drone oggi pomeriggio sui cieli sopra il lago di Cei.

Il drone, di tipo professionale, volava ad alta quota. Quando il pilota dell’elicottero l’ha avvistato, il velivolo immediatamente si è abbassato ed è sparito. (altro…)

Sono ispirati alla specie ‘aurelia aurita’ e serviranno per tenere sotto controllo i fondali, evitando il rischio di collisioni che possono danneggiare la flora marina

Una medusa robotica potrebbe essere utilizzata in futuro per monitorare le barriere coralline, ambienti tipici dei mari e degli oceani tropicali. Le ‘jellybot’ si basano sulla fisionomia della medusa quadrifoglio, anche detta aurelia aurita, caratterizzata dalla forma sferica dell’ombrello e dalla presenza, sulla sommità dello stesso, di quattro strutture circolari, le gonadi, che ricordano l’aspetto di un quadrifoglio. Gli scienziati puntano a rendere i robot dei veri e propri ‘guardiani degli oceani’: la loro funzione sarà di controllare le formazioni rocciose più delicate, senza rischiare collisioni o danni. Il progetto è stato pubblicato sulla rivista scientifica Biomimetics and Bioinspiration.

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