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A volte nei film di fantascienza, in particolare in quelli ambientati sulle astronavi in viaggio nello spazio, si può notare la presenza di una particolare stampante 3D capace di creare, partendo da materiali presumibilmente già “caricati” grezzi all’interno del macchinario oppure manipolando gli stessi atomi, qualsiasi cosa, finanche il cibo o una bevanda.

Si tratta del cosiddetto assemblatore molecolare, una macchina per il momento ancora fantasiosa che riesce a manipolare letteralmente gli atomi per costruire tutto quello che si vuole, finanche una torta alle mele, in pochi secondi.
Inutile dire che un oggetto del genere, qualora fosse costruito realmente, cambierebbe radicalmente le nostre vite e il concetto stesso di materia oltre che l’intero mercato mondiale delle risorse e delle energie.

Per quanto fantascientifico uno strumento del genere possa apparire, uno scienziato della Ewha Womans University, Corea del Sud, ha deciso di interessarsi proprio ad un progetto simile, ossia alla costruzione di una stampante 3D per creare cibo personalizzato. Questo interessante progetto non prevede di certo la manipolazione degli atomi o delle molecole ma di ingredienti in polvere e risulterebbe comunque un passo tecnologico enorme. (altro…)

Circuiti elettronici, stampa 3D su pelle

Per la prima volta circuiti elettronici sono stati stampati in 3D direttamente sulla pelle: potrebbero diventare sensori per armi chimiche per i soldati, oppure celle solari per ricaricare i computer indossabili. La versione biologica di questa tecnologia è stata, inoltre, sperimentata nei topi per riparare ferite e curare malattie della pelle. Pubblicato su Advanced Materials, il risultato si deve ai ricercatori dell’università americana del Minnesota, guidati da Michael McAlpine. Il segreto dei circuiti è un inchiostro fatto di scaglie d’argento che si stampa a temperatura ambiente, a differenza di altri materiali che avrebbero richiesto temperature di circa 100 gradi, tali da bruciare la pelle. Inoltre, questo inchiostro si rimuove facilmente, staccando il dispositivo con una pinzetta oppure lavando la pelle con l’acqua. “Siamo entusiasti del potenziale di questa tecnologia che utilizza una stampante portatile che costa meno di 400 dollari” ha rilevato McAlpine. “Immaginiamo – ha aggiunto – che un soldato possa estrarla dallo zaino per stampare sulla sua mano un sensore”.

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La sperimentazione in ospedali della provincia di Varese: ecco come un robot riesce a portare un po’ di normalità ai bambini malati.

Questa è una di quelle storie che vorresti sentire ogni giorno. Il figlio di un dipendente di un’azienda è ricoverato in ospedale. Un lungo ricovero che lo costringe a restare lontano dalla vita quotidiana e soprattutto dai compagni. Papà ne parla in azienda. Anche per lui la vita è cambiata. Non è facile per un genitore sapere che il proprio figlio a causa di una malattia non può più ridere, scherzare, sedere tra i banchi dell’aula. Che fare?

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Drone pensato per le applicazioni professionali di mappatura, rilevamento e misurazioni di edifici e strutture varie per la realizzazione di modelli 3D.

La DJI nei giorni scorsi ha ottenuto l’approvazione dalla FCC per il nuovo drone Phantom 4 RTK che era apparso fugacemente qualche mese fa in un evento in Cina e che si pensava fosse presentato al CES 2018 di Las Vegas, cosa poi non avvenuta. Secondo le informazioni che abbiamo appreso, il Phantom 4 RTK è stato studiato per le applicazioni di mappatura e per le ispezioni. per rilevare lo stato di conservazione di edifici e strutture varie sfruttando la presenza di un ricevitore GNSS RTK.

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Un gruppo di ricercatori della University of Washington ha realizzato i primi dispositivi e sensori in plastica funzionanti senza alimentazione elettrica.

Immaginate una bottiglia di detersivo per il bucato (o di ammorbidente, o sapone per le mani) che sia in grado di riconoscere quando il liquido al suo interno sta per terminare e, senza che sia necessario l’intervento umano, ordina una nuova confezione di detersivo su Amazon o qualunque altro portale di e-commerce di vostra preferenza. Una prospettiva meno lontano di quanto si possa immaginare, grazie al lavoro di alcuni scienziati della University of Washington, che hanno messo a punto dei piccoli dispositivi connessi stampati tridimensionalmente. (altro…)

Un volto nuovo grazie alla stampa 3D

Grazie alla tecnologia EOS, il Policlinico Sant’Orsola di Bologna può ricostruire rapidamente la mandibola di pazienti oncologici, sia sotto il profilo estetico che funzionale.

La tipologia d’intervento esisteva già ed era praticata con tecnologie tradizionali e risultati non sempre accettabili: i problemi avevano a che fare sia con la riuscita estetico/funzionale degli interventi, sia, soprattutto, con i costi e la ripetibilità. Ecco allora scendere in campo EOS, con la tecnologia di stampa 3D additiva (Additive Manufacturing), in cui i prodotti finali vengono costruiti attraverso un processo di stratificazione che, basato sul laser, parte da materiali disponibili in polveri sottili: metallo, plastica, materiali compositi. (altro…)

La gomma riciclata va a scuola

Ad Assemini (CA), Villanova Strisaili (OG) e Nuoro tre nuove superfici sportive polivalenti in premio alle tre classi che hanno realizzato il miglior video-spot sul corretto recupero dei pfu-pneumatici fuori uso.

Una superficie sportiva di ultima generazione in gomma riciclata da Pneumatici Fuori Uso per tre istituti della Sardegna vincitori del concorso “Per un corretto riciclo dei Pneumatici Fuori Uso”, il progetto formativo per le scuole promosso da Legambiente ed Ecopneus – società senza scopo di lucro tra i principali responsabili della gestione dei Pneumatici Fuori Uso in Italia – che ha raggiunto oltre 5.000 studenti delle scuole medie della Sardegna con attività e lezioni in classe legate al corretto recupero dei Pneumatici Fuori Uso.

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Amazon continua a puntare sullo sviluppo di nuove tecnologie in grado di rendere le consegne sempre più veloci ed efficienti. Dopo le polemiche per il braccialetto al polso dei magazzinieri del colosso, Jeff Bezos ha appena depositato un brevetto per un drone porta pacchi. Che sia la frontiera del delivery?

I droni-postini, basterà un gesto per ricevere la consegna

Il brevetto illustra un drone dotato di telecamere e sensori (audio e fotosensibili), in grado di riconoscere la gestualità degli esseri umani, e di rispondere di conseguenza. Il piccolo robot potrebbe essere in grado, per esempio, di riconoscere il cenno di una mano, il dito puntato in una precisa direzione o il pollice volto verso l’alto, nonché le luci e le parole. Il brevetto era stato depositato nel luglio del 2016, ma è una notizia diventata di dominio pubblico solo qualche giorno fa.

La descrizione fatta dall’azienda di Seattle dei droni-postini precisa che “il destinatario o altri individui potranno comunicare con il robot, ricorrendo alla gestualità per agevolarlo nel suo percorso verso il luogo di consegna”. Il documento in questione contiene numerosi dettagli sulla tecnologia che Amazon avrebbe intenzione di sviluppare — comunicazione, navigazione, riconoscimento dei gesti. Sulla carta, si tratta di un progetto tecnologicamente impegnativo e piuttosto ambizioso, ma l’azienda non ha ancora chiarito se intende o meno procedere alla realizzazione. Bisogna anche tener presente che quello del drone destinato alle consegne non è l’unico brevetto presentato da Amazon: infatti tra gli altri prodotti work in progress c’è lo specchio che consente di provare i vestiti virtualmente e il drone che si distrugge automaticamente. (altro…)

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