Maker, le officine digitali devono partire da scuola

/ / Stampa 3D

In preparazione dell’edizione 2015 della fiera che  si terrà in Ottobre a Roma e che l’anno scorso ha registrato 100 mila visitatori, università e camere di commercio mettono a punto piani per fare entrare la cultura del nuovo artigianato 2.0 dentro i percorsi formativi istituzionali.eFino a qualche anno fa, in Italia, quelli che oggi chiamiamo “maker” venivano semplicemente considerati come dei giovani appassionati di nuove tecnologie. La difficoltà nel conciliare il linguaggio dell’innovazione digitale con quello della tradizione artigiana e del sapere accademico ha infatti tenuto distante per molto tempo la nuova frontiera della manifattura digitale dalle imprese e dalla scuola. Oggi, sulla scia del successo dell’edizione 2014 della Maker Faire di Roma, che ha visto quasi 100mila visitatori presenti alla tappa italiana della mostra-evento europea dedicata ai maker, il settore della manifattura digitale sta invece attirando un’attenzione che, per la prima volta, non arriva solo dagli appassionati di tecnologia. Eppure, la filosofia dei maker non è mai cambiata: autonomia, sostenibilità e tecnologia a basso costo. Secondo l’ultimo censimento di Make in Italy, fondazione che promuove la cultura del making, sparsi per la penisola si contano circa 70 FabLab, ossia quei laboratori digitali dotati di una serie di strumenti, come la stampante 3D o i macchinari di precisione, che consentono a chiunque abbia un prodotto in mente di crearne un prototipo fai da te. Proprio il boom di queste officine digitali
ha spinto negli ultimi tre anni numerosi atenei italiani, come l’Università di Pisa o il Politecnico di Milano, a rinnovare i propri laboratori creando anche spazi che mettano in contatto studenti, ricercatori e imprese. “Il mondo delle università sta capendo che è possibile far incontrare saperi e tecniche tradizionali con tecnologie innovative – afferma Stefano Micelli, direttore scientifico della Fondazione Nord-Est e professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia – Il sistema scolastico ha la grande occasione di favorire questa contaminazione di idee e scienza, mobilitando le nuove generazioni. Dobbiamo avere un atteggiamento attivo, facendo sì che i ragazzi si mettano in gioco, si sporchino le mani e prendano coscienza dei nuovi mezzi che avranno a disposizione”. Dunque una formazione scolastica che, dalle scuole superiori all’università, consenta alle nuove generazioni di crescere assieme al progresso tecnologico e le prepari ad entrare nel mondo del lavoro dal basso. “Ma dobbiamo anche connettere gli artigiani digitali con le imprese che fanno Made in Italy – sottolinea Micelli – Una borsa tagliata con la stampante laser di ultima generazione e cucita a mano è la dimostrazione che manifattura e digitale possono parlare la stessa lingua”. Non a caso, nella prossima edizione della Maker Faire Rome, che si terrà all’Università La Sapienza di Roma dal 16 al 18 ottobre, i settori industriali coinvolti nelle esposizioni e nelle dimostrazioni pratiche saranno numerosi: automotive, design, food su tutti. La sfida della manifattura digitale, che già da anni vede impegnati grandi colossi hi-tech come Google, Microsoft o Intel in progetti di sviluppo della community dei maker, è dunque capire assieme alle imprese la strada da seguire. “Se l’innovazione non trova un ambito di applicazione resta fine a sé stessa – spiega Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma – Le imprese italiane stanno iniziando a comprendere il potenziale del digitale applicato ai cicli produttivi, ma non basta: dobbiamo fare in modo che in Italia impresa e tecnologia viaggino sullo stesso binario”. Insomma, forse anche in Italia il movimento degli artigiani digitali è riuscito a far breccia nella sensibilità di aziende, università e istituti di ricerca. A lato, un’immagine dalla scorsa edizione della Maker Faire che si è svolta a Roma e che si replicherà nella capitale nel prossimo ottobre Sopra, Stefano Micelli direttore scientifico della Fondazione Nord-Est.

di: Andrea Frollà

da: www.repubblica.it

LINK

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.