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VIDEOPROIETTORI

I Videoproiettori

La lavagna interattiva, per funzionare, deve essere sempre collegata ad un videoproiettore

Naturalmente non tutti i proiettori sono uguali e, di conseguenza, la scelta non può essere casuale: le differenze riguardano il costo, che si ripercuote direttamente sulla qualità, ma anche le dimensioni, il peso, le caratteristiche tecniche e, soprattutto, la tecnologia di proiezione che “governa” l’intera macchina. Occorre quindi valutare quale proiettore soddisfi i propri requisiti: da un lato bisogna considerare l’ambiente in cui verrà installato, la distanza dalla lavagna interattiva e dall’altro le caratteristiche tecniche di base e la tecnologia impiegata, dalle quali dipende la qualità del prodotto.

Un dato cui fare riferimento per valutare la bontà teorica di un proiettore è la sua luminosità, concetto che ben si adatta a tutti i display ma che in questo caso specifico assume il significato di potenza luminosa, ovvero capacità del proiettore di illuminare lo schermo di proiezione (nel nostro caso la lavagna interattiva). L’unità di misura del flusso luminoso è il Lumen, che identifica la potenza luminosa della sorgente sulla base del sistema percettivo dell’uomo. Molto spesso si parla di ANSI Lumen: non è una diversa unità di misura, ma una formula che indica il metodo adottato per la rilevazione dei Lumen.

Esistono videoproiettori specificatamente progettati per visualizzare i formati video utilizzati dalla televisione impiegati ad esempio nell’ home theater, videoproiettori specificatamente progettati per visualizzare i formati video utilizzati dai computer e visualizzati sulle  L.I.M. (lavagne interattive) e, con la nascita del cinema digitale, videoproiettori specificatamente progettati per il cinema.


Tipi di videoproiettori distinti per tecnologia costruttiva (fonti wikipedia)

Videoproiettore DLP

DLP, acronimo di Digital Light Processing, è una tecnologia brevettata dalla Texas Instruments nel 1987, in cui l’immagine è creata da microscopici specchi disposti in una matrice su un circuito integrato a semiconduttore, chiamato Digital Micromirror Device (DMD). Ogni piccolo specchio rappresenta un pixel e quindi il loro numero corrisponde alla risoluzione dell’immagine proiettata. Matrici 800×600, 1024×768, 1280×720, e 1920×1080 (HDTV) sono le più comuni. Questi specchi possono essere riposizionati rapidamente per riflettere la luce o attraverso la lente del proiettore o su un “assorbitore” di luce (un dissipatore). In tal modo varia l’intensità della luce che attraversa la lente, creando sfumature di grigio in combinazione col bianco (specchi in posizione parallela al fascio di luce) e col nero (specchi perpendicolari al fascio di luce). E allora come si formano tutti gli altri colori? In un proiettore con singolo DMD i colori si ottengono ponendo un piccolo disco rotante tra la lampada e il DMD stesso. Il disco è diviso in quattro parti diversamente colorate: rossa, verde, blu e una sezione vuota per regolare la luminosità. Al variare della velocità del disco, si ottengono diverse combinazioni di rosso, verde e blu, che andranno a formare gli altri colori. Poiché la sezione vuota riduce la saturazione del colore (cioè l’intensità), in alcuni modelli viene omessa. Al contrario, alcuni modelli utilizzano colori addizionali (come per esempio il giallo). Il DMD è sincronizzato con la rotazione del disco colorato, perciò, ad esempio, il verde corrisponde all’istante di tempo in cui la parte verde del disco attraversa il fascio di luce della lampada. Lo stesso vale per il blu e il rosso. La sovrapposizione di immagini rosse, blu e verdi ad un’opportuna velocità fa in modo che lo spettatore osservi l’immagine finale a colori. In alcuni modelli recenti, il disco gira a due o tre volte la velocità del frame, consentendo di avere un’immagine a colori più dettagliata, e altri ancora ripetono lo stesso colore in due sezioni distinte sul disco, dunque una stessa sequenza di colori può essere ripetuta fino a sei volte per frame. Va da sé che per ottenere un risultato migliore rispetto al disco con colori in sezioni singole, la velocità di rotazione dev’essere tanto più alta quanto più le sezioni sono divise. Ciò vuol dire che anche gli altri componenti devono essere più precisi e, in sostanza, il proiettore è più costoso. Nei modelli high-end, il disco colorato è sostituito da led ad alta luminosità, uno per ogni colore primario (rosso, verde, blu), che possono essere accesi e spenti molto rapidamente, permettendo alte velocità di proiezione delle singole sequenze di immagini. Alcuni modelli DLP possono arrivare a costare quanto un’automobile.


Videoproiettore LCD

Il videoproiettore LCD contiene uno o, sempre più comunemente, tre pannelli separati di cristalli liquidi, uno per ogni componente del segnale video (rosso, verde e blu). La luce proveniente da una lampada, di solito a scarica (nei modelli migliori allo xeno), che emette un colore ideale con uno spettro il più ampio possibile, viene divisa da un prisma nei tre colori fondamentali. Questa lampada deve avere un’altissima luminosità, tra i 2000 e i 4000 ANSI lumen. Quando la luce attraversa i pannelli LCD, ogni pixel può essere aperto per lasciar passare la luce, o chiuso per bloccarla, come se fosse una veneziana. Ciò produce una modulazione della luce, cioè trasporta più informazione di quella di partenza. Proiettando su uno schermo le diverse sfumature ottenute, si ottiene l’immagine continua, il frame finale.


Videoproiettore CRT

Mentre DLP e LCD ricostruiscono l’immagine in modo digitale, ovvero l’immagine è costituita da un numero fisso di pixel, che ne determina la risoluzione, il proiettore a tubo catodico (CRT) funziona in modo analogo ai comuni televisori, ovvero riproduce l’immagine linea dopo linea in modo analogico, cosa che gli permette una maggiore flessibilità nelle risoluzioni supportate: se, infatti, si vuole riprodurre ad esempio un’immagine di 576 linee pixel, con un videoproiettore digitale sarà possibile riprodurla fedelmente solo se il proiettore stesso supporta esattamente una risoluzione con 576 pixel verticali; in caso contrario, verrà attivato dal dispositivo un rescaler, ossia un circuito elettronico che ridimensiona l’immagine originale, sia essa più grande o più piccola, per ricondurla alla risoluzione supportata dal proiettore; questo può portare a uno sgranamento dell’immagine (perdita di risoluzione) se l’originale era più piccolo, o a una distorsione della stessa (perdita di dettaglio) se l’originale era più grande. Entrambi i fenomeni si verificano anche con proiettori analogici a tubo catodico, ma risultano meno visibili grazie alla continuità con cui il dispositivo analogico riproduce l’immagine.

 

Videoproiettore Interattivo

Un particolare tipo di proiettore è a tecnologia interattiva a  focale ultracortissima. Questo potrà essere installato a parete o base mobile.

La superficie di proiezione non prevede l’utilizzo di particolari supporti informatici; questo indica che qualsiasi area su cui viene proiettato il cono d’ombra, può essere utilizzata per interagire con il computer docente e gli allievi. Quindi si vengono ad eliminare i problemi di taratura e configurazione della vecchia LIM, introducendo un nuovo concetto di interattività e di risparmio. La parete, la vecchia lavagna di ardesia, un plexiglass, un telo rigido, diventano aree su cui è possibile proiettare e interagire con il PC.


Al proiettore è abbinato un PC di pilotaggio di ridottissime dimensioni imbattibile per praticità e versatilità. Esso viene agganciato alla base mobile o direttamente sulla staffa del video proiettore. Il computer di pilotaggio potrà  ospitare una Mediateca frutto del lavoro degli studenti.

 

 

 

da: www.certicompetenze.it

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